Sono ormai trascorsi i miei primi 100 giorni da papà ed è tanto, ancora troppo, lo stupore dovuto al riflettere su tale “traguardo”. Perdendosi nei più melensi post amarcord neo-classici sulla paternità, “sembra ieri” che trascorrevamo uno dei weekend più tosti che il nostro giovane matrimonio abbia mai dovuto affrontare; con un lungo strascico e ricordi e dolori ancora vividi, finalmente, sancito dall’abbattersi di una bella tormenta di neve, lanciavi il tuo primo vagito extra-uterino, attirando l’attenzione di tutto il nostro mondo attorno a te.
Un miscuglio di emozioni unico che, continuando a sciorinare i template più classici, non si riesce a spiegare con parole proprie finché non li si vive e, probabilmente, neppur dopo. E giù via a proseguir giorno dopo giorno.. ogni giorno con una nuova scoperta.. nuove sensazioni.. nuovi ricordi.. momenti che fai fatica a conservare su di un freddo disco ma che hai paura di perdere nelle giga di bytes che la tua mente sta assorbendo così velocemente in così poco tempo. Eppure un papà ha sempre dalla sua la possibilità di affrontare certe cose da una prospettiva leggermente distaccata, fredda.. che non si lascia coinvolgere dal fiume in piena della tempesta ormonale che investe e sconquassa una madre, che continua il suo processo di trasformazione fisica e psichica che la assurge a tale responsabil ruolo..eppure, poi, quando resti solo in una stanza, o davanti ad una porta ferma, ti rendi conto che di distaccato non c’è nulla.
Eh si, perché quando una madre apprende la notizia di una nuova gravidanza, inizia a fare i conti col suo corpo che cambia, l’acutizzarsi di sensazioni e percezioni che mettono a dura prova tante cose e tante certezze.. un padre non lo sa, un padre deve scorgere i riflessi.. i cambi di espressione.. deve correre e catapultarsi su quel grembo per scrutare ciò che non può neanche immaginare.
Un padre non lo sa, ma ci pensa.
Perché un padre deve percepire, intuire quali pieghe possano prendere certi eventi e provare a fare tutto ciò che gli è possibile affinché gli eventuali effetti non rechino conseguenze brusche per il suo piccolo e col tempo, si rende conto che, per lui, sarà sempre così.. da quando apprende la notizia della gravidanza a quando, inevitabilmente, non sarà più padre.
Poi c’è tutto il gioco delle voglie, delle prime grandi spese, dei falsi allarmi e delle corse, il gioco dei nomi, che parte dal sesso.. perché ci sono sempre delle preferenze, velate o meno che siano, ma alla fine il desiderio è sempre e solo quello che, con tutto ciò che si scopre al giorno d’oggi, questa nuova vita sia una vita sana.. che quel bimbo stia bene; poi, certo, io volevo il maschietto, così da perpetrare la lunga dinastia di nomi, di padre in figlio, su cui mi piace scherzare..ma poi, sei nata tu.. la femminuccia.. la mozzarella di papà che mi fa stancare per il riposino e mi rigenera con un sorriso. Io non so cosa vuol dire esser papà, non l’ho mica capito..e, probabilmente, non lo capirò mai.. alla fine lo scopriremo insieme.. so solo che tu oramai sei lì
Martha, della casa Coscione, Prima del suo nome, nata dalla tormenta. Principessa del tramonto. Luce di Speranza per l’umanità intera.
..ed io, qui, Alfonso (etc. etc.) rifletto su questi 100 giorni e resto lì in silenzio a cercare di capire cosa è successo e dove andremo.
Perché un figlio ti cambia la vita..e non solo per i ritmi, per i tempi, per il sonno, per le cose che non sapevi neanche di saper fare e per tutto ciò che scopri di saper fare con una mano sola.. poppate, pannolini, biberon, bagnetti e non solo nei suoi primi 100 giorni.
Avere un figlio ti stravolge la vita perché è la manifestazione dell’Amore che Dio ha per noi
che ci dona la possibilità di crescere in una umanità nuova. E d’un tratto, ti ritrovi li.. nella penombra di una stanza 3 metri per 3, ad osservare questo fagottino inerme e spensierato che finalmente dorme; tu, non riesci a riposare.. conti i respiri aspetti che si muova.. ti porti avanti nelle faccende che dopo sai di non poter fare, e di non voler fare, perché se poi lei è sveglia non puoi fare altro.. devi essere lì per lei.. e non fa niente se qualcuno ti prende in giro.. è il gioco delle parti e va bene così.
Tu, mia dolce Martha, così sempre felice e sorridente, continua a farmi un sorriso..e ne verranno ancora migliaia su migliaia di 100 giorni, e andrà bene così.








